Intelligenze diverse

Illustrazioni

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Il mio compagno di avventure Saputelli mi ha suggerito di rivedere il precedente post, pubblicato un po’ in fretta lunedì. Rileggendolo in effetti mi sono veramente vergognata della forma complessa e poco corretta adottata, così ho cercato di riformulare alcune parti.
Proprio come mi ha ricordato il caro Saputelli, ognuno ha i suoi punti di forza e di debolezza…
Mi sono sempre considerata abbastanza abile nella scrittura, tuttavia mi rendo conto che sono frettolosa e contorta nell’esprimermi. Meno errori compio invece nell’arte del cacciavite, interpretando velocemente le istruzioni (a disegni…ehm) per montare un mobile. Uno pari dunque per Zucca Bricolage contro Saputelli de Penninis!
Arrivati a questo punto voglio trascrivere qui sotto una teoria che mi ha illuminato l’esistenza: la teoria delle intelligenze multiple di Gardner. I pezzi proposti sono estrapolati dal libro “Intelligenze multiple in classe. Modelli, applicazioni ed esperienze per una didattica efficace” di Giuseppina Gentili edito da Erickson nel 2011.

La teoria delle intelligenze multiple elaborata dal prof Howard Gardner, psicologo e docente presso l’Università di Harvard, viene presentata e descritta per la prima volta nel 1983 nel libro Frames of mind (Gardner, 1987). In esso Gardner si pone in netta contrapposizione con quella che fino a quel momento era stata considerata l’ortodossia psicologica a proposito dell’intelligenza, considerata un’entità innata, unidimensionale e determinabile con esattezza. Tale convinzione psicologica, nata intorno agli anni Venti ad opera di alcuni ricercatori (tra i quali i francesi Simon e Binet) e consolidatasi sempre più nel tempo, partiva dal presupposto che gli individui nascono con una certa intelligenza, che questa intelligenza è pressoché impossibile da modificare e che gli psicologi possono stabilire il quoziente intellettivo (QI) di un individuo attraverso test e punteggi percentuali. (…)
Gardner parla dell’intelligenza come di una potenzialità biopsicologica, influenzata da fattori esperienziali, culturali e motivazionali in continua evoluzione; un costrutto sociale determinato dalla cultura di appartenenza, che ne stabilisce il valore. Questo significa che un’abilità valutata come intelligenza in un contesto culturale potrebbe essere una vera incapacità in un altro; mentre la nostra società occidentale incoraggia e valorizza prevalentemente le abilità linguistiche e logico-matematiche, altre culture danno grande rilievo a diverse intelligenze. Una persona molto istruita nella nostra cultura (con un’intelligenza linguistica e logica superiore) potrebbe trovarsi a notevole disagio, ad esempio, in una società delle isole dei mari del Sud, dove la sopravvivenza è legata alle abilità di orientamento e navigazione; senza una buona abilità spaziale o corporeo-cinestetica il suo “genio” sarebbe inutile e potrenbbe anche essere considerata “ritardata”. (…)
Ma allora, per Gardner, che cos’è l’intelligenza? E’ la capacità di problem solving all’interno di un certo campo del sapere e dell’esperienza umana, qualunque esso sia, e la capacità di creare/realizzare prodotti apprezzabili in uno o più contesti culturali. E’ la potenzialità biopsicologica che ci consente di elaborare e processare le informazioni, in modi differenziati e specifici, utilizzando le modalità e codici simbolici propri, alla fine di risolvere problemi; è una potenzialità complessa, poliedrica, che ha mille modi per esprimersi e diverse modalità di accesso alla conoscenza contemporaneamente presenti in ogni individuo, che aspettano solo di essere individuati ed espressi. (…)

(pp 15 – 16, in G. GENTILI, Intelligenze multiple in classe, 2011 Erickson, Trento)

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